Le elezioni “armonizzate” di Mugabe
Robert Mugabe, il Camerata Bob, ha stravinto con l’inganno anche le ultime elezioni in Zimbabwe e la cosa è passata in cavalleria. Ci sono state meno violenze e intimidazioni rispetto ai voti precedenti, è vero, lo confermano gli osservatori internazionali (non americani ed europei, tenuti fuori dai confini). Mano a mano che i dati elettorali del 31 luglio sono studiati, però, si scopre quello che già si sapeva: che le elezioni regolari di cui pure si era parlato il giorno dopo sono state un imbroglio cucinato grossolanamente. Prendiamo i sei milioni e mezzo di elettori aventi diritto nel paese. Scorrendo le liste si vede che di questi un milione e mezzo, almeno, sono già morti oppure risiedono in un’altra parte dello Zimbabwe e quindi fanno sballare i conti.
23 AGO 20

Robert Mugabe, il Camerata Bob, ha stravinto con l’inganno anche le ultime elezioni in Zimbabwe e la cosa è passata in cavalleria. Ci sono state meno violenze e intimidazioni rispetto ai voti precedenti, è vero, lo confermano gli osservatori internazionali (non americani ed europei, tenuti fuori dai confini). Mano a mano che i dati elettorali del 31 luglio sono studiati, però, si scopre quello che già si sapeva: che le elezioni regolari di cui pure si era parlato il giorno dopo sono state un imbroglio cucinato grossolanamente. Prendiamo i sei milioni e mezzo di elettori aventi diritto nel paese. Scorrendo le liste si vede che di questi un milione e mezzo, almeno, sono già morti oppure risiedono in un’altra parte dello Zimbabwe e quindi fanno sballare i conti. In una provincia il numero di elettori registrati risulta maggiore di quello degli abitanti con una proporzione di due a uno: è il doppio. Nella capitale, Harare, almeno 305 mila votanti sono stati respinti per problemi vari nei seggi e non hanno potuto votare.
E quindi? Quindi Mugabe ha vinto come sempre negli ultimi 33 anni e ha persino preso un milione di voti in più rispetto alle ultime elezioni nel 2008, così, in sicurezza, tanto per scongiurare l’ipotesi di un ballottaggio che avrebbe costretto il suo apparato a nuovi sforzi. “Quello che abbiamo visto è stato un capolavoro nel campo dei brogli”, dice Pedzisai Ruhanya, del think tank Zimbabwe Democracy Institute di Harare. L’uomo che ha trasformato il secondo paese più ricco dell’Africa – sotto il Sahara – in un mostro economico da superinflazione con prezzi che raddoppiavano ogni giorno resta al suo posto (del resto non può viaggiare tantissimo, considerato che è colpito dalle sanzioni personali di Unione europea e Stati Uniti, assieme al suo circolo di fedelissimi).
Il problema non è tanto lui e questo trionfo di finta legittimità che lo fa sorridere dietro gli occhialini stretti, è piuttosto che, come nota Foreign Policy, i paesi vicini lo celebrano. Dal Sudafrica il presidente Jacob Zuma fa le sue “profonde congratulazioni” per le elezioni “armonizzate”. Armonizzate, le chiama, forse per intendere che sono state truccate senza violenze. Fino a quando i paesi vicini continueranno a condonargli tutto, anzi, a rafforzare la sua convinzione di essere l’unico presidente possibile, lo Zimbabwe è condannato.
Il problema non è tanto lui e questo trionfo di finta legittimità che lo fa sorridere dietro gli occhialini stretti, è piuttosto che, come nota Foreign Policy, i paesi vicini lo celebrano. Dal Sudafrica il presidente Jacob Zuma fa le sue “profonde congratulazioni” per le elezioni “armonizzate”. Armonizzate, le chiama, forse per intendere che sono state truccate senza violenze. Fino a quando i paesi vicini continueranno a condonargli tutto, anzi, a rafforzare la sua convinzione di essere l’unico presidente possibile, lo Zimbabwe è condannato.